Giancaspro, l'ex patron del Bari calcio passa ai domiciliari

Cosmo Giancaspro, l'ex proprietario e presidente della FC Bari 1908, esce dal carcere di Trani, dove era detenuto per il reato di bancarotta. Il Tribunale del Riesame di Bari ha infatti disposto il trasferimento agli arresti domiciliari, secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno. L'ex patron del Bari è indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trani che accusa Giancaspro di essere il promotore di un'associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta. L'imprenditore molfettese, secondo l'accusa, sarebbe stato finanziatore occulto della società sportiva Vigor Trani calcio, ricevendo in cambio dal Comune tranese la gestione dello Stadio e la promessa di altri appalti.

Giancaspro era stato arrestato e trasferito nel penitenziario di Trani lo scorso 17 maggio. I giudici del Riesame di Bari hanno accolto solo in parte l'istanza dei difensori, Vito Mormando e Raffaele Troiano, attenuando le esigenze cautelari ma respingendo la richiesta di scarcerazione.

Giancaspro era già finito ai domiciliari per un'altra vicenda giudiziaria relativa alla bancarotta fraudolenta della sua società Finpower, oltreché per una presunta estorsione. Un caso per cui l'imprenditore molfettese è già a processo. Nell'udienza odierna, che si è svolta nella sede distaccata di Modugno del Tribunale di Bari, i legali dell'ex presidente biancorosso hanno chiesto la revoca della misura cautelare. Nella stessa udienza il Tribunale ha disposto una perizia tecnico-contabile, rinviando al 18 giugno la nomina del perito.

Le indagini coordinate dal pm Giuseppe Dentamaro porterebbero a ritenere che Giancaspro avrebbe dissipato beni aziendali per oltre 10 milioni di euro, in concorso con l'imprenditore campano Giovanni Ferrara, legale rappresentante della Finpower, anche lui imputato nel relativo processo. L'accusa di estorsione, invece, sarebbe relativa a un tentativo di bloccare il decreto ingiuntivo di un creditore della FC Bari 1908. Per farlo l'ex presidente del club biancorosso si sarebbe avvalso della collaborazione di Orlando Malanga, ex gestore di un bar su una spiaggia barese e ritenuto dagli inquirenti vicino ai clan malavitosi di Bari

Riccardo Resta
BariViva.it